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Plastica nei fiumi
17.08.2026
- 4 min

Cosa succede alla plastica nei fiumi prima che raggiunga il mare?

Plastica nei fiumi

Nel corso del 2025, alle opere di presa degli impianti idroelettrici Alperia sono stati raccolti 37.000 chilogrammi di plastica, successivamente avviati a smaltimento.

C’è una parte dei nostri fiumi a cui normalmente non facciamo caso, che viaggia con la corrente, in superficie o sotto di essa, insieme a tutto ciò che l’acqua incontra lungo il suo percorso.

Si tratta di oggetti che nell’acqua non dovrebbero esserci: bottiglie e sacchetti di plastica, taniche, cassette, pneumatici e altri rifiuti insieme a materiali naturali, come rami e tronchi. Una volta entrati nel corso d’acqua, questi materiali possono essere trasportati per chilometri, fermarsi lungo le sponde o tra la vegetazione e, nel tempo, deteriorarsi e frammentarsi in parti sempre più piccole.

Alle opere di presa degli impianti idroelettrici una parte di questi materiali può essere intercettata. Le griglie che proteggono gli impianti diventano così anche un punto in cui emerge, letteralmente, un problema ambientale che spesso rimane invisibile.

Il fenomeno in numeri

Nel 2019 nel mondo sono stati generati circa 353 milioni di tonnellate di rifiuti plastici (fonte OCSE). Una parte di questi rifiuti viene dispersa nell’ambiente e può raggiungere i corsi d’acqua, attraverso i quali la plastica presente sulla terraferma può essere trasportata fino al mare.

Una ricerca pubblicata nel 2025 su Science Advances ha stimato in circa 14 milioni di tonnellate all’anno la quantità complessiva di plastica trasferita dalla terra al mare attraverso diversi processi di dispersione, tra cui il deflusso delle acque e il trasporto atmosferico. Intercettare i rifiuti durante il loro percorso fluviale può quindi contribuire a limitarne l’ulteriore dispersione.

Il problema riguarda da vicino anche l’Italia. Il programma nazionale condotto da ISPRA su dodici fiumi in prossimità della foce ha rilevato che oltre l’80% dei macro-rifiuti galleggianti osservati era costituito da plastica; più di un terzo degli oggetti in plastica era monouso e numerosi rifiuti erano imballaggi legati al consumo alimentare.

Tra i corsi d’acqua monitorati, Tevere, Sarno e Po sono risultati quelli che trasportano più macro-rifiuti verso il mare, con quantità maggiori nei fiumi che attraversano aree densamente abitate o presentano portate più elevate.

Intervenire lungo i fiumi permette di intercettare una parte dei rifiuti prima che prosegua verso valle e di ridurre il tempo durante il quale la plastica può permanere e frammentarsi nell’ambiente.

La rimozione, tuttavia, interviene sugli effetti e non sulle cause. La risposta più efficace resta impedire che i rifiuti vengano dispersi: ridurre gli articoli non necessari, come la plastica monouso e gli imballaggi superflui, riutilizzare dove possibile e conferire correttamente ogni materiale.

Il punto in cui la plastica si ferma: l’opera di presa

L’opera di presa è il punto dell’impianto idroelettrico in cui una parte dell’acqua del fiume viene intercettata e convogliata, in quantità controllata, verso canali, gallerie o condotte.

Prima di entrare nel sistema di derivazione, l’acqua attraversa griglie metalliche che trattengono i materiali più grandi. La loro funzione principale è proteggere le strutture e i macchinari da rami e tronchi trasportati dalla corrente. Ma sulle griglie, insieme ai materiali naturali, si fermano anche i rifiuti abbandonati nell’ambiente, tra cui molti oggetti in plastica. È qui che le opere di presa possono contribuire a limitarne l’ulteriore dispersione.

I 37.000 chilogrammi di plastica raccolti nel 2025 alle opere di presa Alperia raccontano in modo concreto ciò che i fiumi trasportano ogni giorno. La raccolta di questi materiali consente di avviarli a smaltimento e di limitarne la permanenza nell’ambiente. Non risolve, tuttavia, l’origine del problema.

La tutela dei corsi d’acqua comincia prima che un rifiuto raggiunga il fiume: dalla riduzione dei materiali non necessari, dal riuso e dal loro corretto conferimento.

Perché la plastica più facile da fermare è quella che non viene dispersa nell’ambiente.

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