Going green: il ruolo chiave dell'idrogeno

3 Min
Focus On
Torna al magazine
Innovazione
Going green: il ruolo chiave dell'idrogeno

L’idrogeno è uno dei grandi protagonisti della transizione green. Ma per comprendere appieno in che modo potrà aiutarci a raggiungere gli obiettivi di riduzione della CO2 – ovvero: taglio delle emissioni almeno del 55% entro il 2030 -, dobbiamo conoscerlo meglio. Per prima cosa, è importante sapere che l’idrogeno non è presente come molecola isolata in natura, ma deve essere estratto da altri elementi utilizzando una fonte energetica. La tipologia di processo estrattivo utilizzato determina il livello di “sostenibilità” ambientale dell’idrogeno.

L’unico metodo estrattivo che possiamo considerare davvero a impatto zero, in quanto non genera emissioni di CO2, è quello legato al processo di elettrolisi dell’acqua con energia ottenuta da fonti rinnovabili, come idroelettrico, eolico o solare. L’idrogeno ottenuto da questo processo si definisce infatti “idrogeno verde”. Attualmente, però, la tipologia di idrogeno più diffusa è quella “grigia”. Come è facile intuire, si definisce così perché viene estratto dal gas naturale generando quindi emissioni di CO2.

Nonostante l’idrogeno migliore per l’ambiente sia quello “green”, a oggi vi sono ancora molti fronti aperti, sia in termini normativi che a livello tecnico e di sicurezza, che rendono più complesso il suo utilizzo. Per questo, si continua a fare ricorso principalmente all’idrogeno grigio o a un’altra tipologia di idrogeno: l’idrogeno “blu”. Quest’ultima può essere considerata come una via transitoria tra un modello e l’altro. Parliamo infatti di un processo in cui l’idrogeno viene estratto dal metano ma le cui emissioni vengono stoccate. Non vengono quindi rilasciate nell’ambiente, anche se di fatto rappresentano un rifiuto da dover gestire.

Le sfide per i prossimi anni sono numerose. L’idrogeno infatti è uno dei vettori determinanti per la decarbonizzazione, soprattutto in alcuni settori: si pensi alle industrie che lavorano ad alte temperature (come le acciaierie o il comparto ceramico) o ai trasporti pesanti, per i quali una transizione all’elettrico potrebbe essere poco efficiente. Lo stesso PNRR, infatti, investe sull’idrogeno, così come il PNIEC, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima. Ampi sono i campi di ricerca e di innovazione su cui anche Alperia sta lavorando, in coerenza con la strategia climatica europea, nazionale e provinciale. La Provincia Autonoma di Bolzano, infatti, sta già da tempo investendo nell’idrogeno green con l’obiettivo di arrivare a creare una filiera autosufficiente a livello locale, dalla produzione alla distribuzione logistica all’utilizzo. A Bolzano, infatti, all’interno del centro idrogeno H2 South Tyrol gestito da IIT Scarl, è operativa (dal 2014) la prima stazione italiana pubblica di rifornimento a idrogeno per autovetture e autobus ed è in funzione un impianto di produzione di idrogeno da elettrolisi. Forti di questa esperienza maturata da IIT Scarl, di cui Alperia è uno dei soci, nei prossimi anni, si prevede di implementare ulteriormente l’infrastruttura a livello territoriale. In particolare, Alperia intende continuare a investire nel settore, arrivando a costruire nuove stazioni di rifornimento a idrogeno e nuovi impianti di produzione di idrogeno green, alimentati dall’ energia elettrica rinnovabile prodotta dai suoi impianti. Un cammino ambizioso che guarda dritto verso il futuro.

Leggi anche

Colacem
Innovazione

I cosiddetti settori “hard to abate” (letteralmente “difficili da abbattere”) sono quelli ad alta intensità energetica, dove risulta più difficile il processo di decarbonizzazione, cioè di riduzione dell’utilizzo delle fonti fossili con conseguente abbattimento delle emissioni di CO2 in atmosfera.

3 Min
Stories