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Fridays for Future

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12.12.2022
- 3 min

Generazione Fridays for Future

Fridays for Future

Immagina una generazione che pensa di poter cambiare il mondo. Immagina una generazione che torna a riempire le piazze, come non accadeva dagli anni ’60 del secolo scorso. Immagina una generazione che sfida i potenti con parole come “etica” e “trasparenza”. È la Generazione Z, composta dai nati tra il 1995 e il 2010, in prima linea per la sostenibilità. Un impegno concreto, il loro, che va oltre le parole e incontra i fatti. Fridays for Future, Extinction Rebellion, Youth4Climate sono esempi tangibili di gruppi guidati da giovani – una su tutte, Greta Thumberg – che con i loro ideali hanno riempito le piazze di tutto il mondo per chiedere un cambio di rotta nei confronti del clima. Sono stati tra i primi, infatti, a denunciare stili di vita non sostenibili, troppo impattanti per il pianeta e le comunità, chiedendo un deciso cambio di rotta.

Secondo la società di ricerche di mercato globali GWI, per il 44% della Gen Z la questione ambientale è più importante del debito pubblico e della sicurezza sul lavoro. L’Osservatorio sullo stile di vita sostenibile realizzato da LifeGate in collaborazione con Eumetra MR, intervistando 800 cittadini maggiorenni, conferma che il 38% degli intervistati è “appassionato” al tema ambientale, l’81% conosce il fenomeno del riscaldamento globale ed è consapevole della crisi climatica, l’86% è molto sensibile al tema della plastica e il 76% ritiene che movimenti di protesta globali siano uno stimolo per trovare soluzioni nel fermare il surriscaldamento. Parliamo di una coscienza ecologica che attraversa ogni comparto: dalla politica al commercio.

Un aspetto di cui anche le aziende devono tenere conto. Certificare le politiche di riduzione dell’impatto ambientale o le attività di contrasto alle disuguaglianze o ancora dimostrare il rispetto dei diritti fondamentali di chi lavora lungo la filiera, non è più un’opzione trascurabile. Ma attenzione: la Gen Z sa come verificare le fonti e come difendersi dal greenwashing. Non basta, quindi, proclamarsi sostenibili ed etici: bisogna esserlo. Parliamo di una generazione che vuole essere informata e consapevole e che sulla base di questi valori premia un brand piuttosto che un altro. Secondo First Insight, la Generazione Z preferisce i marchi sostenibili ed è disposta a spendere anche il 10% in più per prodotti ecologici. Un’attenzione che va dalla moda, con minore interesse per il fast fashion e più per il second hand, alla mobilità, con un’attenzione crescente verso gli spostamenti green e meno inquinanti.

Non solo, in quanto “generazione del cambiamento”, richiede nuovi linguaggi, nuovi valori, nuovi modi di produrre e distribuire. Le stesse aziende dovrebbero essere attivamente coinvolte nella risoluzione dei problemi sociali e dovrebbero favorire diversità e inclusione di etnie, generi e culture al loro interno. Il tutto, con un impegno pubblico e partecipato: come dimostrano i movimenti di piazza, infatti, la Gen Z insiste per una rivoluzione sostenibile, ma comune. Con la convinzione che solo insieme si possa rigenerare il futuro.

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