L’Europa si trova di fronte a un paradosso: le tecnologie per la produzione di energia rinnovabile sono mature, i capitali sono disponibili, ma lo sviluppo procede troppo lentamente. A rallentarlo sono soprattutto gli ostacoli burocratici e i lunghi iter autorizzativi, che frenano una transizione energetica ormai urgente. Le recenti riforme legislative, sia a livello europeo sia in Italia, indicano però una possibile inversione di rotta.
Il paradosso della transizione energetica: grande potenziale, scarsa attuazione
Entro il 2030, almeno il 42,5% del consumo energetico totale nell’UE dovrà provenire da fonti rinnovabili. Tuttavia, la crescita resta al di sotto delle aspettative, anche a causa delle procedure autorizzative lente e complesse in molti Stati membri.
L’organizzazione ambientalista Legambiente pubblica ogni anno un rapporto sui ritardi nello sviluppo delle rinnovabili, spesso legati a norme poco chiare e a un eccesso di burocrazia. In Italia, ad esempio, per l’approvazione di un impianto eolico sono previsti teoricamente sei mesi, ma nella pratica i tempi possono estendersi spesso a diversi anni, ben oltre quanto stabilito dalla normativa.
Questo divario tra obiettivi dichiarati e realtà operativa non comporta solo una perdita di tempo, ma anche di competitività e di investimenti. Secondo i calcoli di Legambiente, l’Italia rischia di raggiungere l’obiettivo di installare 80 GW aggiuntivi di capacità rinnovabile entro il 2030 soltanto nel 2038.
La risposta europea: RED III
L’Unione Europea ha preso atto del problema. Con la revisione della direttiva sulle energie rinnovabili (RED III), Bruxelles punta a una semplificazione profonda e strutturale delle procedure. Tra le principali novità:
- Riduzione dei tempi: la RED III introduce termini massimi vincolanti che gli Stati membri devono recepire. Per gli impianti solari, le autorizzazioni dovrebbero richiedere al massimo tre mesi; per quelli fino a 100 kW, addirittura un mese. In assenza di risposta entro i termini previsti, vale il principio del silenzio-assenso, secondo quanto previsto dalla direttiva. Anche le pompe di calore sotto i 50 MW dovranno essere autorizzate entro un mese.
- Aree di accelerazione: gli Stati membri sono tenuti a individuare zone specifiche in cui i progetti rinnovabili possano essere approvati con procedure semplificate e tempi ridotti. In queste aree, il termine massimo è di dodici mesi e, in alcuni casi, può essere prevista l’esenzione dalla valutazione di impatto ambientale.
- Digitalizzazione: a partire da novembre 2025, le procedure autorizzative per i progetti rinnovabili sono destinate ad essere progressivamente gestite in forma digitale e centralizzata in tutti i Paesi UE, con l’obiettivo di aumentare trasparenza ed efficienza.
La RED III è entrata in vigore nel novembre 2023, ma la sua applicazione concreta procede a velocità diverse nei vari Stati membri. Secondo le analisi di WindEurope, la Germania è attualmente tra i pochi Paesi in grado di mantenere tempi autorizzativi inferiori ai 24 mesi.
Italia: il Testo Unico Rinnovabili
In questo contesto, l’Italia ha introdotto nel dicembre 2024 il cosiddetto “Testo Unico Rinnovabili”, con l’obiettivo di razionalizzare e semplificare il quadro autorizzativo. Il decreto distingue tre regimi principali:
- Edilizia libera: per gli impianti di piccole dimensioni non è più necessaria un’autorizzazione preventiva. Rientrano in questa categoria, ad esempio, molti impianti fotovoltaici su tetto e le pompe di calore per uso domestico.
- Procedura Abilitativa Semplificata (PAS): destinata ai progetti di media entità, prevede un iter più rapido e tempi sensibilmente ridotti.
- Autorizzazione Unica (AU): riservata agli impianti di grandi dimensioni, richiede un procedimento completo. Per alcune tipologie specifiche a basso impatto ambientale, i tempi sono stati ridotti da 120 a 40 giorni.
Elemento centrale del nuovo sistema è la piattaforma digitale SUER (Sportello Unico per le Energie Rinnovabili), che concentra in un unico punto tutte le fasi del procedimento.
Il decreto correttivo 178/2025: più chiarezza e meno incertezze
A fine 2025 è intervenuto il decreto correttivo 178/2025, volto a risolvere criticità emerse nella fase di prima applicazione del Testo Unico. Tra le principali novità:
- Ambito di applicazione ampliato: le procedure semplificate si applicano ora esplicitamente anche ai sistemi di accumulo e agli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno.
- Corsia preferenziale per il repowering: la modernizzazione degli impianti esistenti viene favorita. In caso di aumento di potenza fino al 15% per impianti eolici o fotovoltaici già operativi, i tempi di autorizzazione si riducono della metà.
- SUER come piattaforma esclusiva: tutte le domande, la documentazione e le fasi procedurali dovranno essere gestite attraverso il portale digitale.
- Risoluzione alternativa delle controversie: ARERA è incaricata di definire meccanismi per la soluzione rapida dei conflitti, così da evitare lunghi contenziosi amministrativi.
- Tempi ridotti per pompe di calore e geotermia: il termine massimo per l’autorizzazione scende a 40 giorni.
- Semplificazioni nelle “aree idonee”: nelle zone designate per lo sviluppo delle rinnovabili non sarà più necessaria l’autorizzazione paesaggistica ordimaria, purché i progetti siano conformi agli strumenti urbanistici vigenti.
Le sfide sono ancora aperte
Nonostante i progressi normativi, permangono criticità. Oggi il principale ostacolo non è tanto la legge nazionale, quanto la sua attuazione a livello regionale e comunale. Molte amministrazioni locali soffrono di carenza di personale e devono ancora adattarsi pienamente ai nuovi strumenti digitali.
La piattaforma SUER rappresenta un passo avanti decisivo, ma richiede formazione, risorse adeguate e linee guida chiare per funzionare in modo efficace.
Resta poi il tema dell’accettazione sociale. In particolare, i progetti eolici incontrano spesso opposizioni a livello locale, legate al possibile impatto sul paesaggio. Una comunicazione trasparente e una reale partecipazione economica delle comunità possono contribuire a superare queste resistenze.
I benefici superano gli ostacoli
Al di là delle difficoltà, i vantaggi delle energie rinnovabili restano evidenti: creazione di posti di lavoro, riduzione della dipendenza dalle importazioni di energia e maggiore stabilità dei prezzi nel lungo periodo.
Un’analisi recente di Aurora Energy Research evidenzia che, in Germania, un significativo incremento della capacità rinnovabile potrebbe ridurre il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso di circa 20 euro per MWh entro il 2030, anche in presenza di una domanda crescente. Un beneficio che rafforzerebbe sia il potere d’acquisto delle famiglie sia la competitività delle imprese.
Per aziende e investitori, procedure più snelle significano inoltre maggiore certezza nella pianificazione e tempi di ritorno dell’investimento più prevedibili. Ridurre la burocrazia significa accelerare la protezione del clima, rafforzare il valore aggiunto sui territori e aumentare l’indipendenza energetica. Il quadro normativo è stato tracciato: ora la sfida è applicarlo con coerenza e determinazione, trasformando le riforme in risultati concreti per la transizione energetica.















