Obiettivo rinnovabili: a che punto siamo?

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Obiettivo rinnovabili: a che punto siamo?

«La disponibilità di energia, in questo momento, è la chiave della crisi e della sua risoluzione». Inizia così il Rapporto ASviS 2022 nella sezione dedicata al Goal 7 degli Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU, “Energia pulita e accessibile”. Un incipit significativo che evidenzia come la gestione energetica sia oggi più che mai centrale.

Le complessità geopolitiche, i cui effetti sono stati evidenti anche sul mercato dell'energia, hanno infatti imposto un’accelerazione alla transizione verso l'energia pulita, come evidenziato anche dal piano REPowerEU della Commissione Europea. Il piano investe nelle rinnovabili, proponendo di incrementare l’obiettivo 2030 dell’Europa dall'attuale 40% al 45% (portando la capacità complessiva di produzione di energia rinnovabile a 1.236 GW entro il 2030, a fronte dei 1.067 GW previsti nel pacchetto "Fit for 55%"). Questo significa promuovere la diffusione dell'energia fotovoltaica, connettendo alla rete oltre 320 GW di solare fotovoltaico di nuova installazione entro il 2025, più del doppio rispetto ai livelli odierni, e quasi 600 GW entro il 2030. Questa capacità supplementare consentirà di evitare il consumo di 9 miliardi di m3 di gas naturale l'anno entro il 2027. Al contempo si lavorerà per la decarbonizzazione. L'elettrificazione, l'efficienza energetica e la diffusione delle energie rinnovabili potrebbero consentire all'industria un risparmio pari a 35 miliardi di m3 di gas naturale entro il 2030. Inoltre, si prevede che sempre entro tale data, circa il 30% della produzione di acciaio primario dell'UE possa essere decarbonizzato mediante l'utilizzo di idrogeno rinnovabile. A queste misure, si aggiungono quelle per il risparmio energetico che vedono in prima linea ogni singola persona.

Per raggiungere gli obiettivi stabiliti, a partire dal pacchetto “Fit for 55%” che prevede di ridurre le emissioni dell’UE almeno del 55% entro il 2030, gli Stati membri dovranno aumentare i contributi stabiliti nei loro piani nazionali integrati per l'energia e il clima. Secondo i dati Eurostat aggiornati al 2020, l’Italia ricopre un ruolo di primo piano nel contesto energetico europeo, piazzandosi al terzo posto, dopo Germania e Francia, sia per consumi di energia da FER (21,9 Mtep), sia per consumi energetici complessivi (107,6 Mtep). Le fonti rinnovabili hanno trovato ampia diffusione in tutti i settori di impiego: termico (10,4 Mtep, pari al 19,9% del totale settoriale), elettrico (10,2 Mtep, 38,1% del totale settoriale) e trasporti (1,3 Mtep di biocarburanti; la quota settoriale è pari al 10,7%). Con una quota dei consumi energetici coperta da FER pari al 20,4%, inoltre, il nostro Paese ha superato l'obiettivo al 2020 fissato dalla direttiva 2009/28/CE (17%): una crescita notevole rispetto al 2019 (18,2%) dovuta anche alla riduzione dei consumi complessivi causata dall'emergenza pandemica.

idroelettrico

Come dimostra il Rapporto ASviS, infatti, già nel 2021 si ha un andamento che arresta il trend positivo dell’anno precedente, con i consumi energetici da rinnovabili che tornano al 19%. Non solo, il Rapporto specifica che la quota di energia da fonti rinnovabili cresce un nel lungo periodo (+10,7 punti percentuali dal 2006 al 2021), ma dal 2016 al 2021 la crescita è di soli 1,6 punti percentuali, troppo poco per ambire a raggiungere i target. A livello qualitativo, secondo il piano per la transizione, l’Italia, entro il 2030, dovrebbe raggiungere i 130 Gigawatt di energia prodotta da fonti rinnovabili. Prendendo in considerazione la produzione osservata nel 2020 (56,6 GW), questo comporterebbe, in media, di dover installare, ogni anno, impianti in grado di generare oltre 7 Gigawatt di energia rinnovabile. Un obiettivo che secondo gli esperti ASviS è difficilmente perseguibile alla luce dei trend degli ultimi cinque anni, durante i quali le nuove installazioni hanno, in media, incrementato la produzione di energia da fonti rinnovabili di poco più di 1 Gigawatt all’anno (complessivamente 5,1 Gigawatt negli ultimi cinque anni). Abbiamo meno di 8 anni per raggiungere gli obiettivi previsti, ma come emerge dal Rapporto, non abbiamo ancora impresso la dovuta accelerazione, anche in termini di velocizzazione dei processi autorizzativi per le nuove istallazioni. Un fronte che sarà prioritario per il 2023, con la consapevolezza che solo le rinnovabili potranno offrire al Paese una chance di ricostruzione del quadro energetico sconvolto dalle crisi globali.

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