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Generazioni sotenibili
24.10.2023
- 4 min

Come crescere generazioni sostenibili

Generazioni sotenibili

Non esiste sostenibilità senza il coinvolgimento delle nuove generazioni. Ma per crescere giovani consapevoli e determinati ad agire per il clima, l’educazione è fondamentale.

Saranno i bambini e le bambine di oggi, infatti, a dover affrontare eventi meteorologici estremi in maniera molto più estesa rispetto alle generazioni precedenti: le ondate di caldo saranno sette volte maggiori, le inondazioni di fiumi e i cattivi raccolti tre volte più probabili, gli incendi raddoppieranno. Senza contare l’impatto dell’eco-ansia, particolarmente sentita soprattutto dai più giovani.

In questo contesto, l’educazione è uno strumento potente per accelerare il processo di transizione green. Secondo uno studio citato dall’OCSE, infatti, il 16% dei bambini e delle bambine che ricevono un’educazione climatica può portare a una riduzione di 19 gigatonnellate delle emissioni di carbonio entro il 2050. Parliamo circa della metà delle emissioni di carbonio prodotte nel mondo nel 2019. Inoltre, continua l’OCSE in un recente studio, è fondamentale investire nell’educazione alla sostenibilità fin dalla più tenera età perché «le capacità cognitive e socio-emotive che i bambini sviluppano nei primi anni di vita, hanno un impatto duraturo sui risultati successivi durante il percorso scolastico e l’età adulta». Non solo: lavorare sui più piccoli è importante anche per la capacità che i bambini hanno di influenzare il comportamento dei genitori.

Ora, secondo un’indagine dell’UNESCO, su 100 Paesi, quasi la metà (47%) dei programmi scolastici nazionali non contiene alcun riferimento al cambiamento climatico. Gli Stati che hanno maggiori probabilità di includere questi contenuti sono, paradossalmente, quelli che si trovano nelle regioni più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico e che, è bene ricordarlo, contribuiscono meno alle emissioni. Circa il 40% dei docenti ha affermato di insegnare le dimensioni cognitive del cambiamento climatico, ma solo un quinto si è detto in grado di spiegare bene come agire. Appena il 55% degli insegnanti, infatti, ha dichiarato di aver ricevuto una formazione – pre-servizio o in servizio – sul cambiamento climatico e sugli stili di vita sostenibili e meno del 50% ha dichiarato che la propria scuola ha un piano d’azione sul clima. Porre il cambiamento climatico al centro dei contenuti e delle pratiche educative è uno sforzo che non possiamo non fare.

Con l’obiettivo di aumentare il contributo dell’educazione alla costruzione di un mondo più equo e sostenibile, l’UNESCO ha definito l’ESS 2030 ovvero “Education for Sustainable Development: Towards achieving the SDGs”, un processo di apprendimento permanente, parte integrante dell’istruzione di qualità, volto a migliorare le dimensioni cognitive, sociali, emotive e comportamentali dell’apprendimento. Parliamo di un processo olistico e trasformativo che si basa su elementi di pedagogia e di educazione ambientale, con 5 priorità:

  1. Integrare l’ESS nelle politiche globali, regionali e nazionali di educazione e sviluppo sostenibile;
  2. Sviluppare le capacità e le competenze del personale docente;
  3. Coinvolgere e mobilitare i giovani;
  4. Dare potere alle comunità locali come piattaforme “nodali” per tutte le aree di azione;
  5. Trasformare gli ambienti di apprendimento.

Per affrontare i nuovi bisogni del pianeta, infatti, anche l’educazione ha bisogno di trasformarsi. Un approccio efficace potrebbe essere quello ludico: attraverso il gioco e utilizzando un approccio basato su sfide e soluzioni, i bambini e le bambine possono apprendere meglio gli argomenti legati alla sostenibilità. Il gioco, per altro, è fondamentale per lo sviluppo delle competenze. Si può partire dall’amore per la natura, per poi lavorare sull’azione individuale e infine sul proprio apporto a un cambiamento di sistema.

L’Italia sembra aver compreso l’importanza dell’educazione ambientale: a partire dal 2020, l’educazione al cambiamento climatico è diventata obbligatoria in tutte le scuole italiane come parte dell’educazione civica. La legge 92/2019 introduce, nel primo e nel secondo ciclo di istruzione, l’insegnamento trasversale dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado. Tale insegnamento dovrà sostenere lo sviluppo delle conoscenze e dei saperi, inclusi gli aspetti civici e ambientali della società. Esistono anche diverse iniziative per la formazione degli insegnanti e la sensibilizzazione dei cittadini su questi temi.

In Alto Adige, in particolare, l‘Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima organizza gratuitamente per le classi scolastiche mostre interattive, azioni, workshop con stazioni didattiche che si orientano alle realtà locali e al contempo affrontano questioni ambientali di rilevanza globale. Dal consumo consapevole al valore degli alimenti, dall’impatto delle microplastiche alla mitigazione del rumore. E anche le aziende possono fare molto: un esempio sono le attività che Alperia organizza nelle scuole o le giornate delle porte aperte nelle centrali per far toccare con mano cosa significhi produrre energia green.

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